La prossima mossa

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“Come l’esploratore, così lo scrittore si addentra in territori inesplorati.
Egli batte piste che non sa dove lo condurranno, né sa, oggi,
ciò che la sua mente farà domani;
cosa essa concepirà quale prossima mossa”.
(Ermanno Bartoli)

Come preannuncia il titolo,
questa pagina rappresenta lo “zic” della mossa improvvisa.
In essa inserirò poche cose varie. A rotazione.
Poesie, brani musicali, racconti, aforismi, foto, ecc…
Che – a seconda del ghiribizzo del momento –
mi parrà il caso di inserire.

    *Benvenuti a “La prossima mossa”

Gazebo

IL GAZEBO
(Racconto)

Non mi fossi chinato quella volta per allacciarmi una scarpa dispettosa, molto probabilmente l’occhio non avrebbe mai notato la fessura esistente fra i battenti della pesante cancellata in ferro che significava l’ingresso della misteriosa villa di città. E pensare che c’ero passato davanti parecchie volte! Però quel giorno, pur avendo una certa fretta, non potei fare a meno di cedere all’impulso di entrare… Con decisione vi posai contro la mano destra e il cancello si mosse ruotando faticosamente su se stesso per lasciarmi passare. Preso com’ero da una irrefrenabile voglia di novità, mi sarei aspettato grandi cose. Da figurarsi, quindi, tutto il mio stupore quando, una volta entrato, mi ritrovai in un giardino piccolo, anonimo e rinsecchito. Avanzai di alcuni passi guardandomi intorno e, sul lato destro del giardino, appena discosto dalla villa, lo vidi. Circondato ai piedi da un roseto sfiorito, sormontato da un’edera che gli rampicava sopra fino a ricoprirgli il tetto… un gazebo.
Sulle prime non li avevo notati, eppure, seduti nel piccolo cerchio della costruzione, c’erano tre ragazzetti e una splendida ragazzina; le età potevano variare dai dieci ai quindici anni. “E questi chi sono?”, mi sorpresi a domandarmi. Intorno era tutto silenzio. I rumori della strada si sentivano appena-anzi-no. Poi uno dei quattro… quello che mi dava le spalle, esclamò: -Vieni. Ti stavamo aspettando!- Mossi alcuni passi. Strano che mi avesse rivolto la parola senza neppure vedermi!
“E’ arrivato papà”, pensai salendo i pochi gradini. Vidi che si stringevano un po’ perché m’accomodassi fra loro sulla curiosa panchina circolare. Sedendomi provai un brivido.
-Benvenuto- disse quello che sembrava essere il più piccolo; quindi, alzando una mano grassoccia in segno di saluto… -Io sono Luca, trentasei anni. E questi sono: Davide, quaranta; Giorgio, quarantaquattro e… Lucia, trentasette.
“Carina” pensai. E stranamente fui colto da un piacevole tuffo al cuore.
Mangiato troppo ieri sera, riflettei poi. Mangiato troppo e digerito male. E così adesso sto sognando questa roba!
-E tu?- domandò il “piccolo” Luca. E mi mise una “cosa”, un sasso grosso come un pugno, in una mano.
-Christian, quarantadue- risposi.
Mi chinai a guardare il sasso che non aveva nulla di particolare, e provai un calore forte venirmi su dai piedi. Poi il sasso cominciò a mutare. Divenne azzurro, poi viola, rosso vivo… quindi avvampò. Ma stranamente non mi scottai.
E presi a viaggiare. Rividi la mia vita. I progetti, le speranze, i sogni sfumati. Il matrimonio, i figli e il poco tempo a disposizione per loro, il lavoro, le arrabbiature… le delusioni cosmiche. Viaggiai e mi vidi bambino arrancante e felice lungo la salita dei cornioli e… Piansi. Piansi come mai avevo fatto in vita mia. E non me ne fregava niente. Non so quanto durò, ma per me fu il viaggio più bello.
Quando mi scossi e sollevai il capo, Lucia disse: -Hai fatto bene a venire, sai? Ricordati del gazebo e di noi, di tanto in tanto! E vieni a trovarci! oramai sei dei nostri.
… Mi ritrovai fuori che non saprei dire come. Misi un piede sulla strada, e subito un’auto strombazzò scartando di brutto. -Ehi, deficiente! Guarda dove vai!- sbraitò quello, intento a telefonare intanto che guidava.
-Ma fatti un gazebo!- gli urlai dietro piano. Strinsi il sasso nel pugno. Le cose intorno erano avvolte in una nebbia appiccicosa degna d’un mondo grigio e stanco… anzi-no.

(Ermanno Bartoli – 1998)

 

Postato il giorno 05/11/2018